C’è chi dice che le nonne siano mamme al quadrato. Cioè siano mamme due volte. Insomma, siano più mamme delle nostre mamme. Ora, non che ci volesse un genio a partorire questo pensiero (qui si fa a gara con: è meglio sposare un uomo ricco, simpatico bello, che sposarne uno brutto, antipatico e povero). Bisogna ammettere però che il concetto in questione non fa ‘na piega. Così, alla vigilia del glorioso mother’s day (che, va detto, se la gioca con San Valentino, San Firmino e pure con il giorno del papà), ho deciso di intervistare una nonna/attrice e una nipote/regista. Si chiamano, rispettivamente, Alda e Giulia e sono le protagoniste – davanti e dietro la macchina da presa – del bel progetto Aurora Notte. Vi ricordate? Ve ne ho già parlato qui.
Il primo ricordo?
ALDA: A tre anni e mezzo. Mi vantavo del mio parasole nuovo aspettando di andare a messa.
GIULIA: Quando sono caduta dalla bicicletta a Mallare per far vedere a mio padre che sapevo fare le discese. Mia nonna dice che avevo quattro anni.
Quale Paese ti piacerebbe visitare?
ALDA: L’India.
GIULIA: Tutti.
A che ora vai a letto?
ALDA: Alle undici faccio la camomilla, alle undici e trenta minuti vado a letto. A mezzanotte dormo.
GIULIA: Più tardi di quello che vorrei.
Cosa mangi a colazione?
ALDA: Latte col miele e due biscotti.
GIULIA: Caffè e biscotti.
Il tuo piatto preferito è…
ALDA: Il bollito con salsa verde.
GIULIA: Il pesto. E poi il branzino al forno della mamma.
Di che cosa hai paura?
ALDA: Sostanzialmente di niente.
GIULIA: Di non riuscire a fare tutto quello che vorrei.
Cos’hai sempre in borsa?
ALDA: Un fazzoletto e una biro.
GIULIA: Una penna e roba da buttare.
L’uomo più bello del mondo.
ALDA: (Risponde senza esitare, ndr) Seba! (E cioè: Sebastiano Bottari, attore e casting director del film Aurora Notte).
GIULIA: James Dean.
Che cosa ti fa schifo?
ALDA: Silvio Berlusconi e Ruby.
GIULIA: Le foto al microscopio delle cellule nei libri di scienze.
Il tuo film preferito?
ALDA: Departures.
GIULIA: Amarcord.
Come ti rilassi?
ALDA: Con lo Qi Gong.
GIULIA: Faccio il bagno.
Cosa canti sotto la doccia?
ALDA: Non faccio la doccia.
GIULIA: Non canto, di solito.
La cosa più divertente che è successa sul set.
ALDA: Quando ho visto una delle attrici fare la morta per due ore.
GIULIA: Quando in un’inquadratura dall’alto sul viale principale di Mallare – il paese dove abbiamo girato – la gente continuava a salutare Alda e a parlare con lei senza sapere che stavamo girando e lei li ignorava e la prendevano per pazza.
In che cosa vi somigliate?
ALDA: Nel coraggio.
GIULIA: Spero nella tenacia.
Come vi chiamate fra di voi?
ALDA: Giulia.
GIULIA: Nunna o Abue.
Categorie:
C'è da scommetterci
Pensate a quando
Vi siete tagliati un dito con la carta
Vi siete morsi la lingua mangiando una Big Babol
Vi si è rotto il sacchetto della spesa in mezzo alla strada
Vi siete tirati via una caccola attaccata a un pelo del naso
Vi siete fatti una doccia fredda a gennaio perché lo scaldabagno era rotto
Vi siete “scontrati” con uno spigolo, esattamente in QUEL punto del gomito
Vi siete chiusi un dito nella porta blindata
Vi sono venuti i “brividi” ai denti mordendo un ghiacciolo
Vi siete trovati in un ascensore bloccato, con 10 persone, ad agosto
Vi siete tuffati di testa, ma avete preso una spanciata
Vi siete scottati una mano tirando fuori le lasagne dal forno
Vi siete svegliati, nel cuore delle notte, con una zanzara che vi ronzava nell’orecchio
Vi è scappata la forchetta sul piatto e avete fatto quel rumore tipounghiesullalavagna
Vi siete scottati il polpaccio scendendo dalla parte sbagliata del motorino
Vi siete rotti l’unghia del mignolo con lo spigolo del letto/armadio/credenza
Vi ha pizzicati la medusa il primo giorno delle vacanze
Prendete questi (piccoli) dolori, fastidi, incazzature e sommateli, come se dovessero capitarvi tutti insieme, in un paio d’ore.
E ora, per capire quello che si prova guardando Diaz (il film di Daniele Vicari che racconta una notte, LA notte, del G8 2001), moltiplicateli per 5, poi per 10, poi ancora per 100.
Andate a vederlo questo film. Ma andateci preparati.
Categorie:
Qui è come Hollywood
Sono stata una bambina autodidatta. O meglio, ci ho provato. A tre anni, dopo aver capito che i biondi col patello mi piacevano più delle smarties blu, ho studiato un approccio che pensavo essere infallibile. E cioè lanciarmi dal passeggino in corsa e stampare baci volanti a destra e a manca. Mi dicono però (la mia mente deve aver rimosso il trauma) che l’effetto non era proprio quello desiderato. Infatti, ‘sti mangia Plasmon, si mettevan tutti a frignare. Da quel momento, allora, ho capito che (oltre a chiudere definitivamente con i biondi) avrei dovuto cercarmi una guida, una sorta di guru sentimentale. E fin qui, tutto bene. Peccato che, quando ancora portavo la macchinetta ai denti e mi chiamavano Figanò, mi sia imbattuta in Woody Allen. Ecco quello che ho imparato da lui fino a oggi (per vedere cosa può insegnarci – da oggi in poi – andate al cinema a vedere il suo To Rome wih Love).
Che in amore valgono due regole: 1) chi si somiglia si piglia; 2) chi non ci somiglia però è molto più arrapante (e, in ogni caso, la regina cattiva è quasi sempre un discreto topone).
Che è sempre giusto chiedersi: è nato prima l’uovo, la gallina o l’amore?
Che l’amore fa soffrire, ma che anche il non amare fa soffrire. Insomma, che è tutto un gran casino.
Che chi ha tempo non aspetti tempo (anche quando c’è di mezzo una cintura di castità).
Che noi donne, alla fine, siamo tutte un po’… be’, incredibilmente complesse.
Ps: a dire il vero un’app per avere sempre la risposta (di Woody) pronta c’è già. Volete saperne di più? Date un occhio al blog della mia amica (e collega) Chiara Oltolini.
Categorie:
Friday I'm in love
Quando ero ragazzina, in coda per entrare in discoteca, valevo come il due di briscola. Per intenderci: se il mio nutrito gruppo di amici (maschi) sperava di superare in batteria la selezione all’ingresso, non puntavano su di me. In quanto a dotazioni femminili, infatti, non ero certo fra quelle “messe bene” (non che le cose siano poi così cambiate…). Eddai, non fate i bigotti: non è certo un mistero che una generosa scollatura possa, volendo, aprire qualche porta. Fosse anche solo quella di una discoteca. Ma se è vero che, in quanto ad armi improprie di seduzione, le donne hanno un paio di optional in più, anche gli uomini non scherzano una cippa. Prendiamo il Bel Ami di Maupassant: quello sì che sapeva come far carriera in modo… alternativo.
NOME SCIENTIFICO: Bel Ami – Storia di un seduttore di Declan Donnellan, Nick Ormerod (dal 13 aprile 2012)
INGREDIENTI: Parigi, fine Ottocento. Georges Duroy è giovane, pieno di speranze, ma senza una soldo in tasca. Decide allora di tirarsi su le maniche e, soprattutto, giù le braghe, per far carriera nel mondo del giornalismo.
DA PRESCRIVERE SE: volete l’ennesima prova che Robert Pattinson ha soltanto due espressioni: una con, e una senza canini appuntiti.
EFFETTI COLLATERALI: convincersi che, bastino un paio di sorrisi ammiccanti e un chilo di brillantina in testa, per portarsi in branda Uma Thurman, Kristin Scott Thomas e Christina Ricci.
SOGGETTI ALLERGICI: chi è convinto che, a furia di leccar piedi, si finisce così, a massaggiarli.
Categorie:
In pillole
A chi glielo chiede, dice di aver appena compiuto 86 anni. In realtà, mia nonna, di primavere ne ha vissute “solo” 76. E non pensate che le manchi un po’ di lucidità: se lo fa, è solo perché ama i complimenti (della serie: “signora, ma come li porta bene!”. E ci mancherebbe…). Un genio. Materiale da film insomma. Mia nonna, però, non è mica l’unica a essere degna di sceneggiatura. Quella di Giulia, lo è tanto quanto. Se non di più.
Vi spiego.
Giulia – che di cognome fa Caruso – è una giovane regista (molto simpatica) che ho conosciuto durante il pranzo di Pasquetta. Con lei, davanti a un robusto piatto di pasta alle melanzane, ho parlato di cinema (d’altronde sta frequentando un Master di Regia alla CALARTS. Mica chiez) e, soprattutto, del film che sta girando: Aurora Notte. La protagonista? Sua nonna Alda, anni 88 (compiuti e dichiarati). Volete saperne di più? Facciamo così: intanto guardate il primissimo teaser del film (cliccate QUI).
Poi, nei prossimi giorni, vi racconterò per bene quel che ci siamo dette io e Giulia (fra un boccone di colomba e l’altro) e se nell’attesa volete farvi un giro fra i look vintage di altre meno celebri nonne, mamme e papà date un occhio al nostro Jurassic Park (aspettiamo le foto dei vostri parenti!).
Categorie:
C'è da scommetterci
BIANCANEVE di Tarsem Singh
TUTTI IN FILA DAL: 6 aprile
TUTTI IN FILA PER: Julia Roberts, Lily Collins, Armie Hammer, Sean Bean
DUE COSE DUE DA DIRE (IN FILA) PER FARE BELLA FIGURA:
- Biancaneve vi ricorda qualcuno vero? Non fatevi fuorviare dalle sopracciglia alla Elio (per esigenze di copione, la povera Lily ha dovuto tenersele più folte di un cespuglio di more selvatiche). Concentratevi invece sulla faccia da luna piena che, la protagonista ha ereditato dal padre Phil (Collins, cantante solista ed ex batterista dei Genesis).
- E a proposito di peli superflui… Una scena di (mezzo) nudo è stata cancellata dal film, perché il bel principe azzurro, Armie Hammer, manco morto che si depilava il villoso petto. Della serie: vade retro ceretta a caldo.
DUE COSE DUE DA SAPERE PRIMA DI COMPRARE IL BIGLIETTO: Dimenticate la storia dei fratelli Grimm (scritta, peraltro, 200 anni orsono). E, già che ci siete, scordatevi di ritrovare in questa pellicola alcun residuo della Biancaneve Disneyana. Qui il “c’era una volta” indossa una veste molto più pop. Così come le due protagoniste che, gaurda caso, ricordano parecchio Lady Gaga. Provare per credere: Gaga vs Biancaneve + Gaga vs Regina Cattiva.
E DOPO IL FILM LA VOGLIA È DI: addobbare i nani da giardino come soldatini del ’15/’18; credere che vermi, piattole e scarafaggi volanti siano ottimi rimedi di bellezza (d’altronde c’è chi usa la cacca del colibrì…); fare lo shampoo con l’amuchina a ogni mela che si vuole mangiare.
DA CONSIGLIARE A: chi si chiedeva da tempo: ma che razza di fine aveva fatto Julia Roberts?
Categorie:
Friday I'm in love
All’asilo ero fidanzata. Lui, si chiamava Giovanni, portava gli occhiali con il Grande Puffo sulle stanghette e, proprio per questo dettaglio, lo amavo più della mia Barbie pic-nic sul prato. Ora, io, Giovanni, non l’ho più visto. E meno male mi vien da pensare. Si sa mai che, anche da grande, portasse ancora la stessa montatura. E il rischio, c’era. Perché, diciamoci la verità, i casi sono due: o si cresce insieme e, come succede con i figli, manco ci si accorge dei cambiamenti, oppure il passaggio da portogliocchialideiPuffi a portoleHoganmetallizzate potrebbe risultare fatale. Cioè, non è che ci voglia un genio. Eppure… Eppure c’è gente che si fissa, che crede che organizzare la “merenda degli ex compagni di nursery” sia una gran bella idea. Fra questi, senza dubbio, la metà dei registi del mondo. Pensateci bene, quante reunion avete visto nella vostra vita? Io almeno quattro (+ 1, Piccole Bugie fra amici, che esce al cinema domani). E, a essere sinceri, l’allegria non è proprio di casa.
REUNION FRA AMICI CON IL MORTO
Sull’invito Siete tutti invitati per: fare sesso non protetto, riaccendere vecchie passioni mai consumate, fare riprese con la telecamera, assumere psicofarmaci. Ah, Alex si è suicidato.
RSVP Il Grande Freddo
REUNION FRA AMICI CON IL QUASI MORTO
Sull’invito Proprio come ai vecchi tempi, parleremo di cose intelligenti, penseremo cose intelligenti, faremo cose intelligenti e, se ci scappa, sembreremo anche intelligenti. Non potete mancare! Ah, Remy sta per morire.
RSVP Le Invasioni Barbariche
REUNION FRA AMICI CON IL QUASI MORTO 2
Sull’invito A grande richiesta, torna, come ogni anno, il randez-vous degli amici di vecchia data. Presentatevi depressi, con un sacco di storie tristi da raccontare. E, chi scopre di essere gay dopo essersi sposato e aver fatto due figli, beve gratis. Ah, Ludo è in terapia intensiva.
RSVP Piccole bugie fra amici
REUNION FRA AMICI SENZA MORTO (MA CON UN PAR DI LACRIME)
Sull’invito Perché non facciamo venire a galla tutti i nostri lati beceri? Dai! Vi aspetto nella mia magione per farci rispettivamente le pulci all’esistenza (d’altronde son 15 anni che non ci vediamo). Purtroppo niente morto.
RSVP Compagni di scuola
Categorie:
Friday I'm in love

Signori, checchesenedica qui si è destinati all’invecchiamento. E mica importa se zampe di gallina (per le donne) e crescita di orecchie e peli del naso (per gli uomini), vadano alla velocità di una Panda Diesel o di una Ferrari 730: prima ci si rassegna, meglio è. E lo stesso vale per la pensione. The vacche (very) magre period infatti, ci molla lì, fra capo e collo, un’altra grande certezza. Ovvero, ahinoi, che ci toccherà lavorare anche quando entreremo nella fascia anni azzurri. Allora mi son fatta venire qualche idea, così, giusto per non restare indietro. Che col bastone si sa, la scalata professionale, l’è dura.
OPZIONE1: maggiordomo/badante di supereroi.
MANSIONI: sartoria, con una particolare predisposizione per la fattura di maschere in lattice, pettorali finti e mantelli. Solennità, anche quando si parla di calze bucate o lavandino da spurgare.
ORARIO DI LAVORO: full time. Si dorme in piedi, come i pappagalli sul trespolo.
GRANDI PREDECESSORI: Alfred. Anche conosciuto come colui che passa l’aspirapolvere nella batcaverna.
OPZIONE 2: costruttore di marionette.
MANSIONI: intagliare legno, invocare fate buone, bere il primo bianchino alle 7 del mattino (ché uno si conquista il nome di Mastrociliegia così, senza un bel naso rosso da avvinazzato?).
ORARIO DI LAVORO: dipende dall’ispirazione (si parla d’arte, suvvia).
GRANDI PREDECESSORI: Mastro Geppetto.
OPZIONE 3: mangia pane a tradimento.
MANSIONI: mangiare pane a tradimento. All’occorrenza, insultare il “cojones” a cui si frega il pane. ORARIO DI LAVORO: telefonare ore pasti.
GRANDI PREDECESSORI: Sokrates, il lupo di mare costantemente affamato (mica si dice “fame da lupi” per caso eh), di Soul Kitchen.
OPZIONE 4: il pensionato.
Già, perché qualcuno, comunque, lo stipendio âgé se lo becca. Perché non farsi un bel viaggetto in India allora? Così per passare il tempo… Se l’idea vi solletica, andate al cinema venerdì 30. E sparatevi, carta e penna alla mano, Marigold Hotel. Assisterete alle peripezie di un gruppo di umarells in mezzo all’Oceano Indiano. Si sa mai che vi ispiri qualcosa.
Categorie:
Friday I'm in love
Che le lacrime fossero più matapassion del gambaletto color carne, giuro non l’avrei mai detto. E invece… E invece secondo i ricercatori del Weizmann Institute of Science di Rehovot (Israele), il livello di testosterone degli uomini che annusano – sì sì, avevete letto bene – le lacrime di una donna, cala a picco insieme a tutto il resto. Insomma, care le mie: chi piange non piglia pesci. Ora, mi rendo conto che l’affare “no woman no cry” puzzi un po’ di bufala, ma proviamo a prenderla con ironia su. Vi sottopongo allora qualche maschio piangente. Così, per vedere di nascosto l’effetto che fa.
1) MATT DAMON
2) TOM CRUISE
3) BRAD PITT
4) SEAN PENN
5) HARVEY KEITEL
Categorie:
Qui è come Hollywood
NOME SCIENTIFICO: The Raven di James McTeigue
INGREDIENTI: Baltimora, 1849. Un serial killer con poca fantasia (ma com’è che da Buffalo Bill in poi non ci sia più stato uno-psicopatico-uno con un paio di idee originali?), si ispira ai racconti del giovane e protonerd Edgar Allan Poe per mieter più vittime delle peste bubbonica.
DA PRESCRIVERE SE: non ne avete ancora abbastanza di detective ottocenteschi con aspirazioni da Walker Texas Ranger.
EFFETTI COLLATERALI: convincersi che lo sceneggiatore di CSI (New York, Las Vegas e pure Miami) sia in realtà… Edgar Allan Poe.
SOGGETTI ALLERGICI: chi è fermamente convinto che ci siano solo due casi in cui si possano “riciclare” le novelle di E. A. P.: i Simpson, e i fumetti dello Zio Tibia.
NOME SCIENTIFICO: The Lady di Luc Besson
INGREDIENTI: Due ore e venti minuti per raccontare la vita di Aung San Suu Kyi (la politica birmana, premio Nobel per la pace nel 1991, qui interpretata da Michelle Yeoh). Un consiglio: munitevi di santa pazienza. La prima mezz’ora potrebbe richiedere una buona dose d’impegno per non cedere all’occhio fessurizzato.
DA PRESCRIVERE SE: vi volete fare una cultura sulle “signore” del nostro tempo. E se vi siete già cuccati The Iron Lady, avrete di sicuro notato come, alla fin della fiera, dietro a una grande donna ci sia sempre un grande uomo.
EFFETTI COLLATERALI: Ora che avete imparato a pronunciare il nome di Aung San Suu Kyi, cercherete di infilarlo in ogni discorso. Se anche nei vostri sbadigli riconoscete il suono di “ongsansuci”, contattate uno specialista.
SOGGETTI ALLERGICI: fidanzati infoiati con la Formula 1. Quando scopriranno che questa no, questa non è la biografia della moglie di Jean Todt, potrebbe avere pericolese e violente reazioni.
Ps: ringrazio la mia collega Cristina D’Antonio per aver ispirato quest’ultima “pillola”. Perché non date un occhio al suo belbelbel blog?
Categorie:
Friday I'm in love